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lunedì 17 aprile 2017

Oh Bella Ciao

Le ultime elezioni in Turchia mi hanno fatto ripensare ad una giornata del lontano giugno 2013 quando mi ritrovai in una macchina a passeggio per le strade di Suzhou,  Repubblica Popolare Cinese, in compagnia di tre amiche turche.
Lì tra loro mi trovai in una situazione surreale e riscoprii il valore della Libertà racchiuso in quei versi imparati alla scuola elementare.

"O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao"

Cantai a squarciagola questa canzone, inaspettatamente insieme a persone di un altro Paese in uno dei Paesi tra i più discutibili in fatto di democrazia. Quelle parole e quella musica mi hanno bagnato gli occhi.
E il cuore, a ripensarci ancora oggi e alla luce dei fatti turchi, vibra.

Allora erano giorni di battaglia per le strade di Istanbul e alcuni ragazzi intonavano questa canzone e la rinnovavano con parole dai suoni sconosciuti nei versi ma con il nostro famigliare ritornello.
Mi sentii onorata.
Mi sentii grata verso le mie maestre che me la avevano insegnata; ricordo ancora i fustini cilindrici di cartone dei vari detersivi per il bucato, su cui battevamo il tempo

"O bella Pum O bella Pum o Bella Pum Pum Pum ".

Si facevano i cori, banchi di destra, centrali e di sinistra, maschi, femmine e poi tutti insieme per trovare nuove armonie e impararla bene senza capire in fondo il perché.

E poi i viaggi in macchina ad intonarla con la mia famiglia, la voce intonata e forte di mio padre e quella insentibile di mia madre, infine la mia timida ma fiera al seguito.

Ci si dimentica troppo spesso che il nostro Paese ha lottato per avere ciò di cui oggi usufruiamo, le sicurezze, i diritti di protestare, di non essere d'accordo, di leggere quel che si vuole, di apprendere, di studiare, di viaggiare, di indossare, di professare, di credere.

Queste libertà sono frutto anche delle lotte di chi intonava quelle parole che mi fanno piangere.
Chissà se faranno piangere ora i ragazzi turchi in piazza:

"O bella ciao, o bella ciao, o bella ciao ciao ciao"



The last elections in Turkyie reminded me of a day in June 2013. That time I was in a car with three Turkish friends. Suddenly, I seemed to rediscover the true value of freedom enclosed in the lyrics of an Italian Patriotic song,
"O bella Ciao, o bella Ciao, o bella Ciao Ciao Ciao"

I sang this song with the most unexpected co-singers I could have: people from another country;  in a country where democracy is not so well-known.


Those words accompanied by that music wet my eyes. My heart is still trembling.

Those were days of great protest and battles in the streets and main squares of Istanbul; some people were singing different verses of the song whilst still preserving the Italian chorus.
I was feeling honoured.
I was feeling grateful whilst thinking back to my primary school teachers who taught me this song; I still remember how we played it while beating on empty detergent containers: "Oh bella” BOOM “Oh bella” BOOM “Oh bella” BOOM BOOM BOOM 


We were organised in different choirs: girls and boys, on the right, on the centre, on the left, producing new melodies every time without inquiring the reason.

And the trips in the car with my family singing it, my dad’s voice, strong in tune, my mom’s voice totally out of pitch,  and mine, shy.

We are forgetting way too often that our Country fought to have all the rights we are used to: the feeling of safety, the right to protest, to not agree, to read everything we want, to learn, to study, to wear, to believe in.
This freedom is also the result of the fights of who was singing those words that still make me cry.
I wonder if those words are making the Turkish youth cry now.

 O bella ciao, o bella ciao, o bella ciao ciao ciao"



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KEEP CALM AND O BELLA CIAO

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