Sei curioso di sapere qualcosa in particolare? Prova a guardare se ne ho gia' parlato

lunedì 28 maggio 2012

Souvenir dalla Cina


Qualche giorno fa io e Berny (la segregatrice di figli in casa pur di non doverne rispondere in luoghi pubblici) siamo andate a salutare il papà della nostra amica Elif (la panificatrice idilliaca)  che, dopo due mesi e molti momenti insieme, è ora ripartito per la Turchia.
Già che eravamo lì ci siamo proposte di aiutarlo a fare la valigia.
Some days ago Bernardine and I went to say goodbye to our friend Elif's dad who was leaving China. During the two months he spent here we shared happy moments together. 

Since he was preparing his luggages, we decided to help him



E qui scatta la ragione del post. 
Immaginate una valigiona spiaggiata come una balena sul divano, una di noi (balda giovine,) abbarbicata sulla spalliera in pose non troppo signorili, mentre tenta di catalizzare tutto il proprio peso sulla parte superiore di detta valigia e le altre due che armeggiano ansimanti attorno alle cerniere laterali sperando invano che la famelica bocca si possa richiudere.
Here this post purpose.
You can imagine: a large luggage, similar to a stranded whale lying on the sofa and one of us in a not so lady-like pose in the back, trying to push the upper part of the suitcase shut. The other two bustling about, breathless, around the two zippers of the suitcase, hopelessly hoping that its ravishing mouth could be closed.
Questa scena mi ricorda l'anno scorso quando, dopo una lunga permanenza qui in Cina, erano le valigie dei miei genitori a rifiutarsi di chiudersi .
This scene reminds me of last year, when, after a prolonged period of time in China, my parents’ suitcases were refusing to close. 
E mentre mi perdo nei ricordi ecco che continuano a fioccare come grandine, sul marmo del salotto, oggetti indiscriminati che la valigia probabilmente si sta rifiutando di trasportare.
And whilst I lose myself amongst memories there they are, starting to scatter everywhere as hail does from the sky, the indiscriminate objects that the suitcase probably is refusing to carry.

Accanto alle celebri confezioni di tè, ai classici ventagli, ai borsellini di stoffa colorata ecco spuntare una statua della testa del viaggiatore in scala 1:3. Uguaaale. Ho fin pensato che lo avessimo rinchiuso lì per sbaglio.
Arrotolate nei mutandoni bianchi anni '20 spuntano calamite di ogni fattura, magliette pandose, foulard pacchiani e l'armata di terracotta. Non qualche soldato. 
L'armata. 
Intera. 
Tutta. 
Besides the renowned tea  packages, the traditional fans, the purses of coloured fabric, a 1:3 scale statue of the head of the traveller is peeking out of the suitcase. It looked exactly the same. I even thought that we closed him in there, by accident. Wrapped in the white ‘20s-styled underwear fridge magnet of every size and shape, flashy foulards and the terracotta army may be seen.

Not only a few soldiers.

The army.
The whole army.
All of it.
Stipati nelle loro scatoline, comandanti, cavalieri, cavalli e una miriade di fanti mandarini riposavano probabilmente in attesa di conquistare il fu Impero Ottomano .
Crammed in their tiny boxes, officers, knights, horses and a myriad of Mandarin fanti, rested, probably awaiting to conquer the ex-Ottoman empire
Poi ci sfugge una domanda indiscreta: "Dedè", nonno in turco, "why this?" : perché anche i gancetti da bagno con le ventose?

Quando decidiamo che non si può, che proprio deve rinunciare a qualcosa, Dedè è contrariato. Non si arrende. Rimurgina in turco; per me trattasi di parole magiche che invocano il potere di compressione. 

Ci deve stare tutto. 

Del resto COSA scegliere di abbandonare?

Non certo gli ospiti d'onore, che campeggiavano anche nelle valigie dei miei genitori: le copie dell'affascinante Pipì boy, il bambino nudo che ti avverte se l'acqua ha la temperatura giusta per il tè. Se lo innaffi e lui appunto se la spisciazza allora è bene, se no rassegnati a rimettere il pentolino sul fuoco.

Then an impertinent question escapes: “Dedè”– grandpa in Turkish– "why this?" : why also tiny bathroom hooks with suction pads ?



When we decide that we can’t fit it in, that he must give up something, Dedè is angered. He doesn't give up. He thinks in Turkish; in my opinion, they are magic words that invoke a compressive power. 

Everything needs to fit in. 
After all, WHAT can be chosen to be abandoned?

Certainly not the main guests, that camped also in the suitcases of my own parents: the copies of the charming PeePee boy, the naked child that warns you if the temperature is just right for tea. If you pour tea on him and he begins to leak, then all is well, otherwise you have to put the kettle back on the stove.

Nel caso del mio papà aggiungo la presenza di rospi che una volta messi a contatto con l'acqua calda alla temperatura giusta (sempre per il tè naturalmente) cambiano colore (col quale si è aggiudicato il favore della nipotina). 
And… in my dad’s case frogs can be added, that when they make contact with hot water at the right temperature (of course always for tea) they change colour. 
Non posso fare a meno di menzionare anche i venti (20) arrotacoltelli  e le dodici (12) mannaie infilati dai miei genitori nel proprio bagaglio. 

Ah e cosa dire delle affascinantissime mantelle da pioggia? Penso che tutti i nostri parenti ne possano sfoggiare un modello.

I cannot not mention about the twenty (20) knife grinders and the twelve (12) cleavers fit in my parents' suitcases.
And what to say about the super fashion rain cloaks my father bought for all our relatives? Everybody in Italy can show off with one of them now.

Altro che vestiti firmati o banalissime borse tarroccate; le valigie dei nonni se te le aprono davanti e non ti affretti a dichiarartene estraneo  ti mandano diretto in gattabuia. Ti portano all'arresto seduta stante per detenzione armi, e subirai interrogatori volti allo scoprire qual è il disegno oscuro che ha macchinato tutto ciò (e il cui scopo di sicuro è depistare le forze dell'ordine) o  minimo minimo sarai trattenuto una notte accusato di cattivo gusto.

We leave to other people ordinary fake branded bags; if you open at the check-in grandparents luggages and you don't declare your strangeness, police can send you directly in jail. They can arrest you for weapon possession and interrogate you about the reason of those objects in your suitcase. And at least you will have to spend one night in prison because of bad taste.

venerdì 25 maggio 2012

Alcool al volante in Cina?

Che la Cina non sia un paese democratico si sa. 
Che in Cina vengano compiuti molti atti di sommaria giurisdizione ormai è dato certo, che chi venga sorpreso a commettere crimini venga punito duramente sembra scontato.
Come  la mettiamo con l'alcool test?

Solitamente qui a Wuxi, dove la presenza del Laowai non è così oppressiva, quando il poliziotto medio nota al volante un soggetto con occhi a palla, improvvisamente, pur avendo un secondo prima fatto segno alla macchina di accostarsi, si ficca le mani tra i capelli e il suo sguardo comincia a vagare all'orizzonte. Un'irrefrenabile voglia di grattarsi il naso prende il sopravvento e sembra fargli dimenticare il comando di un attimo prima.
"Evvai! Saltiamo il controllo! Saltiamo il controllo!!!!!"
I privilegi del soldo che rappresentiamo noi stranieri?La simpatia che nutrono per noi? Comandi governativi? Semplice paura di non capirsi?
Se invece proprio quella sera  il poliziotto è in vena di rappresentare  la sicurezza comunque e a discapito di chiunque, fermerà il malcapitato, che sicuramente avrà bevuto almeno una birruccia  (la cui percentuale di acqua è il 99,99%, tranquilli :( ) e che ora se la starà facendo sotto.
Ed ecco il test alcolico che gli verrà sottoposto:
"Soffia qui". Ed egli capirà che gli sta dicendo così solo per mimesi.
"Qui dove?" Domanda implicita nella sua testa.

"Qui". E fa segno sulle sue mani.
"Devo soffiare sulle mani guantate di questo poliziotto?" si domanda adesso.
Sì.
"Si sta davvero annusando i guanti dopo che ci ho soffiato dentro?"
Sì.
"Mi fa segno che posso andare".
"Vado".


In barba alla precisione tecnologica. 
Alla faccia dell'oggettività del reato.

Reduce più volte da questa prassi, nonostante i racconti degli amici (al cugggino dell'amico dell'amico dell'amico di mio cugggino hanno fatto il test, l'hanno rinchiuso 15 giorni in carcere e poi lo hanno espulso per sempre dalla Cina, forse e' morto), Bussola si credeva ormai fiero della propria immunità quand'ecco che ieri, dopo una partita di pallone (pure qui è riuscito a mettere su una squadra...) e una pizza con birra annessa, fa per tornarsene bel bello a casa nel tragitto Shanghai-Wuxi.

Peccato  che fosse a Shanghai
Peccato che ci fossero dei poliziotti. 

Peccato che l'abbiano fermato.
Peccato che non gli abbiano presentato la manina annusina ma una macchinetta in cui soffiare.
Meno male che gli abbiano mimato come fare. Traduzione: avvicinando la macchinetta alla bocca emetti questo verso "rafghdhfjrjdjdbdj".
Meno male che Bussola non si sia fatto prendere dal panico e abbia preso la macchinetta e abbia fatto "rafghdhfjrjdjdbdj"
Meno male che invece che soffiare abbia aspirato.
Meno male che gliela abbia fatta o che gliela abbiano fatta passare.


Anche se a dire il vero documentarmi sulle carceri cinesi e descriverle in un post non mi sarebbe poi spiaciuto.


Qualcuno ha avuto qualche esperienza in proposito? Pensate che ci sia andata di fortuna finora? 
Se davvero le punizioni inflitte sono dure come sembrano essere  la soggettivita' la fa da padrona in modo evidente...

martedì 22 maggio 2012

Com'é bella la cittá, com'é grande la cittá

Non sono mai stata una fan delle grandi città, nonostante il poter facilmente trovare una mostra da visitare o uno spettacolo a cui partecipare, negozi di ogni tipo e corsi di qualsiasi genere (tipo matramà indiano con influenze tibetane), non mi attirano il traffico soffocante incanalato nelle strade, i grandi cartelloni pubblicitari e la vita che non si ferma mai.
Nonostante ciò Shanghai mi ha rapito fin dal primo momento.
Quei grattacieli di ogni tipo che si stagliano nel cielo sono un segno che rende giustizia al passaggio dell'uomo nella nostra epoca. 
Quelle forme che con plasticità dominano il cielo di Shanghai hanno un che di speciale.
Guardarle attraverso i tralicci che ancora attraversano le strade secondarie costringe a camminare con gli occhi alzati finché la strada ce li porta via.
Ma ciò che trasforma tutto in moderna poesia è ancora una volta la contraddizione di questo Paese, così evidente in questa enorme città di più di ventidue milioni di persone. 
Se il cielo appartiene all'oggi e al domani, la strada parla anche e soprattutto dell'ieri.
I carretti colorati che vendono qualsiasi articolo, 
gli anziani che raccolgono la spazzatura riciclabile per poi rivenderla, il bucato steso ovunque per la strada, i bambini che giocano a rincorrersi e ridono o piangono nei tipici negozietti;
le sedie e poltrone sui marciapiedi pronte per chiacchierare alla sera, i gradini o le aiuole dove si puo' sorprendere sempre qualcuno intento in un pisolino.
 Lo sporco, l'immacolato, i parrucchieri per la strada, gli odori e i colori dei chioschi che vendono cibo.
Mi piace andare a Shanghai. Città non scontata che dona sorprese ad ogni angolo.
Chissà se Calvino era passato di qua. 
Shanghai: una e cinquantacinque città. Almeno.
Nata per mostrare al mondo la modernità e grandezza della Cina, questa beffarda cittá si fa speciale per merito dei piccoli e dei più invisibili.

domenica 20 maggio 2012

Non si puo' morire a scuola

Uno degli episodi della mia vita in Cina che piu' mi ha colpito negativamente e' accaduto poco dopo il mio arrivo. Mi trovavo nel quartiere residenziale di Chang Jiang Guo Ji Yi Qi assieme ad amiche e osservavamo i bambini dell'asilo li' vicino che giocavano in cortile. Non ricordo su cosa vertesse la nostra discussione ma ricordo perfettamente dove ando' a parare. 
Udii la spiegazione che la mia amica cinese mi dette sulla presenza delle guardie all'interno delle scuole in Cina. 
Tra marzo e maggio 2010 in tutto il Paese si erano succeduti atti di violenza inauditi a danni di bambini. Non si capisce chi dette inizio a questo orrore ma qualcuno per primo oso' violare un luogo cosi' sacro come la scuola e cio' venne preso come esempio da altri infami che, armati di pistole o coltelli,  entrarono nelle piccole scuole materne ed elementari delle periferie e in quelle grandi delle citta' seminando gocce di sangue innocente sui banchi e nei cortili. 
Ci fu il panico e il governo decise che la sicurezza nelle scuole  diveniva il "major political task." 
Non si capi' mai da quali motivazioni fossero mossi i colpevoli. 
Certo qualsiasi motivazione non potra' mai e poi mai tramutarsi in giustificazione. 
Spero solo che anche per la nostra Italia il teatro di questo orrore sia nato nella mente di un regista squilibrato, la cui pazzia non ha nulla da spartire con la canzone di Cristicchi. Perche' se ci fossero altre ragioni e questo inferno di fiamme fosse voluto per qualsivoglia gioco o dietrologia di cui e'costellata la storia di molti misteri italiani allora l'Italia diventerebbe davvero un Paese di cui vergognarsi.

Le lacrime dei genitori che piangono sono le nostre lacrime e quelle sono uguali dappertutto:


salate, prepotenti, rabbiose, inconsolabili, lacrime che scavano e corrodono cio' che di piu' bello la vita aveva regalato lasciando solo voglia di giustizia e un inesorabile vuoto.



venerdì 18 maggio 2012

Incerte certezze

Voi che siete al sicuro nelle vostre case, ascoltate in sottofondo la televisione che vi racconta gli ultimi avvenimenti del vostro Paese,  pensate alla spesa da fare, al prosciutto crudo e alla mozzarella  che magari comprerete per pranzo o al tortino di acciughe con le patate che state pianificando di cucinare per cena..  Voi che leggete il giornale e le vostre riviste preferite e che vi basta fare un salto in libreria per leggere in italiano quel libro che tanto desiderate .
Mettiate che un bel primo d'aprile vostro marito vi racconti che dopo essersi lamentato col capo della propria situazione lavorativa egli gli abbia risposto: "non ti preoccupare, tanto stavamo pensando di mandarti in Cina". Ahahaha, bel pesce d'aprile. 
Ahahah. 
Ahah. 
Ah.
Dopo tre mesi vi ritrovate a dover abbandonare la vostra casa in affitto e a dover rinchiudere la vostra vita in scatoloni che non potrete piu' aprire per anni (dato che hanno assunto la conformazione del gioco Jenga).
Partite in quattro con quattro (4) valigie e quattro (4) scatole.
Arrivate, ce la mettete tutta per adattarvi e cercare sempre di vedere il lato positivo della faccenda, iniziate addirittura ad acquisire qualche sicurezza. 
Ed ecco che quel giorno vostra figlia torna a casa con un racconto del genere:
"Mamma, oggi a cinese abbiamo studiato la frutta: Shuǐguǒ  水果 "
"Mamma la professoressa mi ha detto come si chiamano un bel po' di frutti"
Lǎoshī: "Mela:  Píngguǒ   苹果 "
Preziosetta: "ok, la so gia'"
Lǎoshī : "pera, Lí,梨, anguria, xīguā,西瓜 papaya, mùguā木瓜,,mango, mángguǒ,芒果
Preziosetta: "Mango e' facile"
Lǎoshī : ananas, bōluó, 菠萝, nespola, pípá ,枇杷  
Preziosetta: "Pipa. ahahaha"
Lǎoshī: "pomodoro  Xīhóngshì  西红柿 , cetriolo  Huángguā  黄瓜 "
Preziosetta:  "Ma no aspetta, i pomodori e i cetrioli non sono frutta, sono verdura"

Lǎoshī : "no sono frutta"
Preziosetta:  "ma sono verdura"
Lǎoshī : "no sono frutta perche' hanno l'acqua dentro"
Preziosetta:  "ma  "


E va bene. Ambientiamoci. Che frutta sia.

Ecco la spiegazione implicita del perchè sulle torte qui in Cina spesso campeggiano sgargianti pomodorini al posto delle vostre banali fragole.


Eppur si muove.Eppur erano verdure.







mercoledì 16 maggio 2012

Noi stendiamo un po' dove cavolo ci pare

Le temperature di questi ultimi giorni ci annunciano a gran voce che l'inverno se ne e' decisamente andato.
Cosa si fa in questi casi? Mi spiace ricordarlo ma diventa sempre piu' inesorabile e irrimandabile l'incubo di ogni casalingua e donna di casa: il caaaaambio degli armadi.
Qui in Cina il lavare le coperte, i piumoni e le giacche che non serviranno per un bel po' diventa un fenomeno quasi collettivo; la maggior parte delle persone la lavatrice se la scorda e, anche se magari i soldi per uno stendino li avrebbe (dimmi un po' a cosa servira' mai uno stendino?), ci si arrangia alla grande!
Come e' bello girare per le citta' in questo periodo. Ogni angolo e' colorato, le strade si trasformano in cortili e ci si sente parte di una grande famiglia.
Why not?
Per gli irriducibili dello stendino ecco due tipici modelli in bambu' usati ancora soprattutto nelle campagne 
Non e' che se sei ricco e abiti a Shanghai in una casa cosi' tu debba per forza possedere  uno stendino
Questa e' la normalita' della stragrande maggioranza degli appartamenti a Shanghai. Utilizzano bambu'  e fissano i vestiti con grossi mollettoni
Quando si dice sosta forzata

domenica 13 maggio 2012

GuanYing vs Maria

Ho letto che la mascotte del nostro viaggio, la dea GuanYing cioè, è una dea che ha origini indiane, come del resto quasi tutti gli dei cinesi. 
Questa è però assai particolare perché tra India e Cina penso sia passata da Casablanca. 
Voglio dire che in India era un lui, ma è arrivata qui in Zhong Guo con i gioielli attorno al collo anziché in mezzo alle gambe.
I cinesi avevano bisogno di una figura femminile alla quale affidare quelle speciali preghiere di protezione che si possono chiedere solo alle proprie mamme (buona festa della mamma intanto!). 

Ed è stato un successone. 
Questa dea sembra sia la preferita in Cina.  La loro Maria.  Solo con origini un pò più moderne.  Non più originali però (la nostra è l'unica penso, in tutta la storia delle religioni, che sia diventata madre senza nemmeno incrinarsi l'imene).
Come al solito pero', poco dopo,  le differenze mi sembra che si assottiglino e tutto si sovrappone diventandomi famigliare.
Maria e GuanYing si confondono tra i fiori e l'incenso dei fedeli.

Maria a Tutzing in Baviera
GuanYing a PutuoShan
Le parole, anche se in mille lingue diverse e pronunciate a migliaia di distanza, potranno poi veicolare significati così distanti?
Ovunque non ci si china forse al cospetto di una speranza? 

Del sogno di non essere soli e solo carne assemblata per bene?
Mi sembra così stolto litigare ancora sulla natura, e spesso solo sulle sfumature, delle religioni quando dovremmo capire che il bisogno di dei alla  fine è qualcosa che genera somiglianze:  da millenni l'umanità, volente o nolente, è accomunata dall'unico semplice sogno di avere un senso. 

Un puerile e ancestrale bisogno di rassicurazione che nessuna scienza riuscirà ad annientare tanto facilmente.
Maria nella grotta di Lourdes
GuanYing nella grotta di YanDanShan
Comunque se ad un prossimo referendum  ci dovessero chiedere di scegliere tra Maria e GuanYing mi sa che a cineise a lè ciù muderna con quella questiun du cambio di identitè
Ma l'altra a Giuseppe gliel'ha cuntà proprio ben.

mercoledì 9 maggio 2012

È MMMMIO: lo stadio sensomotorio e quello preoperatorio (piagetianamente parlando) del popolo cinese


Ora ho deciso, lo farò anche io. Voglio dire la mia sul popolo cinese. Voglio, stasera, odiosamente generalizzare. Affibbiare qualche caratteristica, uniformare, conformare, appiattire le differenze, concentrarmi sulle uguaglianze o presunte tali. Vendicarmi di quel pizza/calcio/mafia che segue noi italiani ovunque ce ne andiamo per il mondo. Per non parlare dei "Pe Lu Ko Ni hen xi huan nuren" (a capite voi chi piacciono le donne) che mi sono sentita dire due volte da due diversi tassisti di Shanghai...
I cinesi dunque. 
La mia opinione la trovate nel titolo del post.

 Per me i cinesi sono come i bambini.  Davvero.  Seguirà qualche esempio spicciolo supportato da un classico guru della psicologia infantile.



Primo stadio: l'esercizio dei riflessi. I riflessi sono azioni innate nel cinese ed egli li esercita e li applica a numerose situazioni. Un fastidioso corpo estraneo ingombra l'apparato respiratorio esterno? Se si tratta del naso si farà aiutare dall'unghietta che si rifiuta di tagliare e darà luogo a perlustrazioni in luogo pubblico noncurante del circondario. 

Trattasi di bocca subentrerà l'aiuto del famoso "scracchio" con preparazione sonora dai 10 secondi al minuto prima dell'espulsione.
Il cinese affamato poi accetta di succhiare qualsiasi parte del pollo o qualsiasi semenza, sputando felice gli scarti con sonorità.
Secondo stadio: reazioni circolari primarie e primi adattamenti acquisiti.
Quando il cinese trova per caso un risultato nuovo ed interessante, si impegna al fine di conservarlo attraverso la ripetizione. Le azioni sono centrate sul corpo.  Se per la strada un cinese trova che sia salutare e divertente avanzare trotterellando e sbattendo le mani prima davanti al ventre e poi dietro la schiena, lo ripeterà ogni volta che uscirà per strada.
Se avrà piacere nel perlustrarsi le orecchie, nulla vieterà di ripetere l'azione durante ogni qualsiasi tempo morto in qualsiasi circostanza.
Terzo stadio: reazioni circolari secondarie.
In questo stadio il cinese manifesta interesse per la realtà esterna e cerca di conservare un'azione che ha portato ad un risultato interessante nell'ambiente.
Una volta scoperto il meccanismo della miccia che innesca il fuoco d'artificio, il cinese, ad esempio, non potrà più fare a meno di accendere mortaretti ad ogni occasione e ad ogni ora del giorno e della notte.
Quarto stadio: applicazione degli schemi acquisiti a situazioni nuove.
Il cinese ha imparato che parlando quotidianamente ad un volume da stadio ha qualche possibilità di ottenere attenzione; adotterà dunque questa sua abilità in ogni ambito.   Ha appreso poi che non assumendosi responsabilità di alcun tipo evita di essere indicato come colpevole; sfrutterà ció al meglio fuggendo da ogni decisione e sentendosi sempre nella ragione più assoluta.
Quinto stadio: scoperta di mezzi nuovi mediante sperimentazione attiva.
Il cinese scopre che il denaro è ció che più conta nella societa' in cui vive e cercherà di raggiungere la ricchezza inventando sempre nuovi stratagemmi.
Sesto stadio.
Il cinese inizia a percepire il proprio corpo come un oggetto tra gli altri. Non mancherà perciò di mostrare le proprie nudità platealmente in luoghi adibiti, come gli spogliatoi, ma anche di mostrarsi senza pudori in atti come la defecazione ("la porta del bagno pubblico perché ha la possibilità di chiudersi con il lucchetto? Che spreco indecoroso di metallo").
Il cinese è in grado di usare sia simboli ("bere senza fare pipì=grande figo",  "fumare=siamo amici",  "bere e fumare=possiamo fare affari insieme") sia parole. Quando adopera il linguaggio per riferirsi a oggetti o persone assenti, il cinese mostra di saper utilizzare schemi verbali per designare una realtà che si rappresenta mentalmente. Dopo mezz'ora di dialogo due cinesi riescono addirittura a chiarire il fatto che per raggiungere il posto X occorre andare dritti e poi girare a destra.
Il limite maggiore di questi schemi mentali è di essere pensati uno alla volta: il cinese pensa in modo egocentrico perché non capisce che la realtà possa presentarsi ad altri in modo differente. Da qui l'abitudine del non ammettere mai le proprie colpe, di litigare e  non chiedere mai scusa tanto che bisognerebbe indire a livello nazionale la soluzione "pace, carote e patate".
Un pò arruffato, senza pudore, con le dita al naso, il cinese si veste anche come si vestirebbe un bambino: a caso. O come una bambina: da principessa (assai originale con tacchi alti sbarluccianti, gonnellino minimalista e qualcosa di leopardato e di rosa addosso allo stesso tempo).
Il cinese è anche curioso e gentile, specialmente se si è sinceramente gentili con lui. E come tutti i bambini non puoi assolutamente volergli male. Certo, spesso fa arrabbiare, fa pensare, sa sorprendere, ma fa anche sorridere e soprattutto fa venire la voglia di alzarsi l'indomani per scoprire cos'altro combinerà.