Sei curioso di sapere qualcosa in particolare? Prova a guardare se ne ho gia' parlato

sabato 31 marzo 2012

Scorrazzando per la città. In pigiama.

Dopo i bicchieri di acqua calda una delle constatazioni che più lascia perplessi chi arriva in Cina per la prima volta è:
 "Non ho visto male.
Non sta indossando per la strada qualcosa di simile ad un pigiama.
È proprio un pigiama."





Ma ti rendi conto?
Questi cinesi vanno in giro in pigiama.
E non si fanno certo mancare il rosa e gli orsetti e i cuoricini.
Ci vanno a passeggio a tutte le ore. Specialmente alla mattina e alla sera.
Ci escono per portare a spasso bambini e cagnetti; impugnano , sorridenti nelle loro armature di stoffa morbidosa,  il carrello della spesa al supermercato.



Se necessario, perche' no, ci fanno un giro sulla motoretta.


Le giuste calzature che completano questa tipica divisa sono due.
Se parliamo di donne è senz'altro a prevalere lo stivale ecopelle. Possibilmente foderato internamente ed esternamente di pellicciotto dal colore a dir poco, mhmm, originale.
Il tacco è vertiginoso e  il brivido del passaggio dal letto al marciapiede penso sia ad alto impatto.
Chi non opta per il sobrio stivaletto è munito senz'altro di ciabatta.
La ciabatta riserva certamente le migliori sorprese in fatto di cromatura e stile. Dalla ciabatta della nonna con tacco, a quella rasoterra decorata con strass, alla più usuale pantofola inglese (personalizzata con un tocco di esotico oriente).


Osservo attonita. Le distanze aumentano, gli spigoli stridono, il riso diventa stile scuola media inferiore (leggi: presa per il culo).


Mentre stranita mi domando se davvero il pigiamone indossato al parco e in città sia lo stesso della nanna, e mentre i miei anticorpi rabbrividiscono pensando al passaggio: sedie/Mc Donald/ lungo fiume/ panchina/ letto, una pace improvvisa mi pervade.
I batteri scompaiono, il giudizio frena, l'empatia aumenta e PUF sono dall'altra parte del muro.
Mi sento finalmente libera di indossare quel che voglio e elaboro liberi pensieri sconnessi a cascata:" Nessuno mi giudica quando esco per strada.
Ma a cosa servono i vestiti se non a coprirci? Quale la loro funzione primaria se non quella di stare al caldo e confortevoli?Vorrei vedere se andassi vestita così in caruggio"

Mi volto e vedo solo donne semplici con bimbi bellissimi in braccio. In un paese dove i passeggini sono ancora un lusso considerato inutile.

Vedo donne e uomini a passeggio alla sera, chiacchierare e fare ginnastica allo stesso tempo. Uniti dal loro pigiama.

Mi trasmettono quell'aria di tranquillità che si respira nelle prime serate primaverili, quando la temperatura ci permette di stare all'aperto un po' di più dopo che  il sole è calato e c'è profumo di erba tagliata che viene da lontano.

Vedo quella signora in pigiama e penso a tutti quelli che ho visto e spero ancora di vedere.
Me li vedo lì come sono; senza ipocrisie e senza abiti comprati per allinearci all'idea che vogliamo gli altri abbiano di noi.
In un paese dove la libertà è spesso apparenza spero non scompaia la libertà di andare in giro in pigiama.

venerdì 30 marzo 2012

Un bicchiere d'acqua per favore. La cineseria che sta prendendo possesso di me.

Oggi con alcune amiche sono andata a Souzhou a far visita ad Elif, la nostra amica che da Wuxi, per ragioni scolastiche dipendenti dai figli, si è trasferita nella grande mela della Jiangsu Province.

Prima ci siamo concesse un pò di meritato shopping in un supermarket che vanta la vendita di molti prodotti importati. 

Ho qui trovato, in vista della Pasqua, un signor coniglio di cioccolato. Con fiocco, orecchie e tutto in regola. 

Altro che Metro a Wuxi, dove al massimo settimana scorsa sono riuscita a raccattare a caro prezzo degli sfigati oggetti indefiniti avvolti in una carta stagnola che dovevano anche essi appartenere alla stessa famiglia ma che del coniglio avevano solo l'odore.

Terminati gli acquisti siamo andati a pranzare in un ristorante messicano che ha il nome della mia gatta cinese. 

Per l'occasione si è unito a noi anche il papà della nostra amica, arrivato in Cina dalla Turchia appena due giorni fa.


Ed ecco qui il fattaccio che pone interrogativi sociologici seri sulla capacità di adattamento dell'animale uomo.


Alcuni di noi ordinano un bicchiere d'acqua e subito il distinto signore ci tiene a precisare che lo vuole freddo, possibilmente con ghiaccio.


Che uomo strano.

Si vede che è uno straniero imberbe.

Che razza di richiesta, ma non lo sa che oggi piove e non c'è più il caldo di due giorni fa?


Lo guardiamo con aria di compatimento e supponenza.

Poi un attimo dopo ecco che ci assale la tenerezza della madre che rivede nei propri figli, a distanza di anni, il dolce sapore degli stessi propri errori.


Ah quando ci stupivamo anche noi.

Ah la prima volta. Quando assetati in un ristorante io e la mia famiglia abbiamo visto avanzare il nostro cibo assieme a baldanzosi bicchieri fumanti di acqua naturale. Uno per ognuno di noi. 


Che shock.


E che ci dobbiamo fare, il bidet? 

Dobbiamo lavarci la pentola in cui ha sostato il sugo di mia suocera?


Conseguenze. 

Immediato studio della prima parola in cinese: l'aggettivo "bing de"冰的. Ghiacciato.


Poi passa il tempo; bevi che ti ribevi, il tuo corpo capisce che forse questi cinesi non hanno tutti i torti.

Bere a temperatura ambiente. Ma non lo dicevano anche alcuni studi scientifici?

Bere semplicemente acqua calda durante l'inverno.

Come sia capitato non lo so ma ora non posso farne a meno.

Drogata di acqua calda.

Protesto se è troppo fredda. 

Mi fa schifo e aziono il microonde, il mio pusher personale.

Il mio migliore amico eccolo qui.


Snello ma potente.




Sempre in casa.



Sempre caldo se gli dai occasione di stare acceso .


Facile da mantenere.

Poco costoso.

Se la testa e' vuota puoi facilmente rimpiazzarla. Basta giusto una telefonata e nemmeno un senso di colpa.



La domanda che mi inquieta è:

"Quale sarà il prossimo passo?"

giovedì 29 marzo 2012

I guantoni da moto cinesi

Ah la Primavera!
La Primavera e' arrivata con i suoi boccioli di camelie, di ortensie e di fiori dai nomi troppo difficili e dalle mille sfumature.


Con il tepore delle prime giornate senza maglione e con il preludio dell'incubo di ogni buona madre di famiglia che si rispetti...il cambio armadi..., ecco giunto il momento di dire arrivederci anche ad uno dei miei gadget preferiti partoriti dall'inventiva cinese: i guantoni da moto.


Lo sapevate che per tutto l'inverno moto, bici elettriche, motorini, carretti e chi piu' ne ha piu' ne metta sono provvisti di guanti speciali anti freddo?
 Sono attaccati direttamente ai manubri e li' giacciono senza essere mai tolti, seguendo le sorti del mezzo di trasporto. Guanti e manubri: sposi inseparabili del rigore invernale.

 Che io sappia non esiste nemmeno un furto specializzato in "guantoni da moto". Li avessimo in Italia immagino gia' lo scenario. Minimo un illecito finanziamento ai partiti finalizzato al riciclaggio del guantone da moto rubato.
I cari guantoni sono invece sacri qui; amici fedeli. Non li devi indossare, non li puoi dimenticare e ti tengono al calduccio.
Se non si hanno abbastanza soldi per comprarne di tal fattura. Beh, basta un po' di sana inventiva.
E poi dicono che solo noi italiani siamo fantasiosi.


Unico inconveniente? Se sei un occidentale sprovveduto dell'adeguata esperienza con i cari oggetti del desiderio, alla prima caduta rischi di non avere i riflessi pronti per sfilare le mani abbastanza velocemente... ed ecco che i guantoni si trasformano in una trappola che il nostro amico Jesse puo' testimoniare di aver provato...grazie al cielo con la sola conseguenza di un viso grattuggiato alla " crosta di parmigiano".

martedì 27 marzo 2012

La giornata della Lentezza in Cina

Oggi ho scoperto,  grazie a due persone speciali ( le  mie tate dell'asilo nido),  essere la Giornata della Lentezza.

Che bello. Una giornata per la lentezza. 



Se la merita una giornata tutta per lei.

Una giornata per ricordarci di assaporare la vita. Rallentare il passo. Me la voglio immaginare come una mattina di sole passata a guardare fuori dal finestrino di un treno che scorre a passo d'uomo nel tratto Lavagna Levanto, senza paura di arrivare tardi.

Ci dovrebbero obbligare davvero a fermarci a pensare al perché stiamo quasi sempre correndo. 

A cosa ci stiamo perdendo. Alla bellezza che trascuriamo intorno a noi. Al vento che sposta le foglie. Al respiro che ci attraversa. Al dolore che spesso ci fa passare alla prossima tappa senza interrogarci troppo sul perché o sul per come per la paura di uscirne feriti.

Obblighiamoci almeno un giorno a fare una cosa per volta e pensiamo a quella mentre la facciamo. Lentamente.

Regaliamoci un pò di lentezza.

Questa originale giornata, in cui mi sono cimentata per la prima volta con l'arte giapponese degli origami (un'arte che richiede precisione, più una grande dose di lentezza  nel mio specifico caso!),  la dedico a quella vecchina che ho incontrato ieri per strada.

L'amica che mi accompagnava me l'ha indicata sorridendo. Era il prototipo della vecchina cinese. Vestiti di panno, pantaloni e scarpe nere tipo mocassino, capelli grigi di media lunghezza, zigomi alti e pelle cotta dal sole e dalla vita.
Camminava attenta a non cadere, davvero lentamente, con due borse della spesa in una mano e un bastone nell'altra. Sembrava che un alito di vento potesse sollevarla. Impotente e fragile di fronte al divenire e al tempo.


Fatti altri cento metri e dimenticata ormai la vecchina eccoci costrette a deviare sulla destra in mezzo alle aiuole a gran velocità a causa del passaggio turbo di un mezzo per lavare le strade.
La caratteristica principale di questo tipico trabiccolo che puoi incontrare di frequente nelle strade di Wuxi è quella di avere un getto d'acqua di una lunghezza e di una potenza che dir considerevoli è dir poco. Il simpatico mezzo è capace di innaffiare tutto ciò che si trova rispettivamente: sull'asfalto, nella corsia opposta, a bordo strada, sui marciapiedi, nelle aiuole, incluso tutto ciò che di vivente e non vivente è così sventurato da trovarsi sul suo passo. Il mezzo è talmente efficiente che non lava solo le strade ma pure i pedoni.  E alla grande.
La vecchina lenta e il mezzo pulisci strada ad alta velocità, anche senza volere, riflettono secondo me una perfetta metafora della Cina di oggi.
Una moltitudine di persone che incarnano una tradizione antica e movimenti lenti, come quelli evidenti del Taiqi, ad un tratto costrette a guardarsi alle spalle e adeguarsi in fretta per non rimanere indietro e essere danneggiate dalla società che avanza ad un passo incalzante.


Per dirla con le parole del nostro assicuratore, riferitemi da mio marito proprio questa mattina a colazione, " il cinese di oggi è come mio nonno quando si è tolto l'anello al naso e ha comprato il frigorifero".

sabato 24 marzo 2012

Galline: special guests nello zoo safari cinese

Oggi splende a Wuxi uno di quei luminosi soli, affacciati su un cielo di un intenso azzurro, che ti fanno scordare di essere parte dei quasi sette milioni di abitanti di questa città.
Il programma di oggi è: sveglia,  rifocillazione animali (al momento 6 gatti: cinque minuscoli pelosetti cuccioli dati alla luce da Zoe, prolifera, dolce e sfacciata regina di casa), colazione , un pò di giardinaggio (ieri abbiamo comprato un pò di terra in cui pianteremo prezzemolo e basilico!) e partenza per Shanghai.
Preziosetta (figlia maggiore), nel pieno della danza degli ormoni adolescenziali, ci ha chiesto di poter frequentare un corso di recitazione che si terrà per dieci domeniche consecutive (Pasqua compresa) a Shanghai. Visto che la cosa ci ha colti di sorpresa e alquanto stupiti data la sua proverbiale timidezza ("è brava ma intervenisse un pò di più", "dovreste darle più occasioni per confrontarsi con il mondo", "è l'alunna ideale","non voglio uscire, voglio finire di leggere il mio libro"), abbiamo pagato subito i sonanti soldoni richiesti e ci siamo impegnati a veder annientate dieci riposanti, fantastiche, sicuramente assolate domeniche.
Gedeone, il piccolo di casa (otto anni), ha dormito da un amico perché oggi invece che sorbirsi quattro ore di automobile (Wuxi-Shanghai A/R) se ne andrà felice ad uno zoo safari.
E qui finalmente il punto della giornata.

Zoo Safari: gli antefatti.
Telefonata intercorsa tra me e Karen, amica australiana che si è sposata un italiano DOC e ha imparato davvero molto bene l'italiano (leggi sotto trascrizione originale del dialogo).
L:"allora domani andate allo zoo! Bisogna comprare il pranzo al sacco? Fate un pic-nic?"
K: "ora vado a comprare i gallini"
L:"vuoi rimetterti le galline in giardino ? Allora vuoi indietro la "casa dei gallini"?
K:"no li mettiamo nelle scatole. Li vado a comprare al mercato perchè là te le fanno pagare 100rmb l'una. Sono pazzi"
L:?
K:"al mercato ne prendo un bel pò con quel prezzo"
L:?
K:"poi li dobbiamo nascondere in macchina se no se ci vedono le guardie dello zoo , ahahahah"
L:?
K:"io però non li tiro. È Andrea che li tira in bocca ai leoni"
L:!


Lotte intrinseche:


Sono certa che la cosa sia altamente diseducativa. 
In macchina, senza genitori, ad affrontare per la prima volta cosciente ( è venuto già con noi ad un safari park ma non aveva neanche due anni e non credo conti) un percorso tra gli animali in CINA. Dove le norme a favore della protezione animali stanno alla nostra concezione europea come un bambino soldato sta ad un figlio unico in Italia.
Già con il papà immaginiamo uno scenario fatto di finestrini abbassati che fanno intravedere galline razzolanti e succulente accostate alla testina invitante di nostro figlio,  
Tutte prede facili per qualche felino affamato.
Poi l'anticipazione mentale del gesto. Scagliare una povera gallina viva tra le fauci di un leone.
Ma le scene più cruente di Jurassic Park  non sono per me state proprio quelle in cui si immolavano rispettivamente una capretta e una mucca indifese? Ebbene sì.
Sei una madre di merda. Chiama, vallo a prendere, non mandarlo letteralmente in pasto ai leoni. 
Poi con quei genitori che lo accompagnano. Così alla francona. Sicuramente ce lo porteranno indietro con qualcosa di meno.
Che crudeltà. Che spettacolo aberrante. Ma che cazzo. Ma come si fa? Come puoi fare una cosa del genere? Ma chi crediamo di essere noi uomini? Padroni di catturare gli animali, creargli spazi a noi consoni e poi giocare alla natura.
Creare un National Geographic su misura possibilmente  con spargimento di sangue e piume, con bocche da cui spuntano denti infiammati di rosso terrore. Facciamo schifo e tu sei una madre di merda.




Ma dai, quante storie. La natura fa questo no? Il più forte mangia il più debole. E intanto quelle galline avrebbero dovuto comunque morire, no? Se Karen le è andate a comprare al mercato non è che là avrebbero fatto una vita migliore. Anzi una morte. 
Scegli: morire su un bancone del mercato dopo aver vissuto chiusa in una gabbia tutto il tempo. Col collo tirato, spennata sul fuoco, cotta, tagliuzzata, surgelata, ingerita, cagata dagli uomini.
O avere una gran morte. Essere un Russel Crowe del secondo millennio. Avere un pubblico, un'arena fatta di prati che magari non hai mai visto. E magari a quel leone glielo farai patireun bel po' il pranzetto.
 E mandalo allo zoo, quante musse. E poi dai è solo dare un aiutino alla Natura. È non uccidere lo spirito del felino. È dare un brivido di vita a quella gallina prima della morte.
E poi Gio ha visto proprio due settimane Zoe uccidere il piccione ebete dei vicini di casa. 
Che vuoi che sia? Fosse stato un contadino avrebbe avuto contatto con la morte tutti i giorni. Ora si è perso il legame che ci unisce al ciclo della vita e della morte. Ora capirà meglio che quando va al Kfc sta facendo come il leone, anche se non se ne accorge. 
Magari regalargli la visione di una morte  è un insegnamento al valore della vita. Al prezzo di essere noi le vere uniche bestie. 
Speriamo solo che non si rida. Che la cosa prenda basta una piega sacrificale. 
Ma che cazzo dici?  L'aria sacrificale dà quel tocco di religiosità e cio' basta a giustificare questa oscenita' secondo te? 
Non so che dire, piantala. Che tanto ora è già là e quel che sarà sarà.




Dopo la pubblicazione ho visto che e' comparso qualche tempo fa un articolo su questo argomento sul Corriere della Sera:
http://www.corriere.it/animali/10_febbraio_05/zoo-harbin-live-feeding-animali-vivi-pasto-tigri_783db80e-1268-11df-b50d-00144f02aabe.shtml

venerdì 23 marzo 2012

La ragion d'essere

Ho deciso di sottopormi alla logica del blog. Solo la parola, sino a poco tempo fa, mi richiamava alla mente bolle piene di pus pronte ad esplodere in faccia al malcapitato di turno tutto l'ego dello scrittore improvvisato.
 Un ennesimo show di se stessi in questo mondo fatto di lustrini.
Un facebook senza diritto di replica, un mondo che non mi interessava conoscere e perciò minaccioso.
Poi via via, spiando in punta di piedi soprattutto blog di cucina (di cui uno di una mia amica) e di viaggi, mi sono rasserenata e riappacificata con questo mondo virtuale...
Ed eccomi qui.
Le mie ragioni: sto perdendo traccia delle mie impressioni, delle avventure  giornaliere che stanno segnando questo tratto di vita che  vede la mia famiglia collocata in Cina e ciò mi inquieta. 
Alcune sagge amiche mi avevano suggerito di scrivere un diario, alcune addirittura un libro dopo aver ricevuto qualche mia mail (e sì che i libri li scrivono tutti ormai ...ma non mi ritengo certo degna di cio'). 
Nonostante questo io testarda ho deciso di continuare imperterrita a perdere tracce, prime impressioni, episodi che davvero avrebbero meritato di essere appuntati.
Questo blog perciò sarà la mia memoria e la voglio condividere con gli sconosciuti che per caso si imbatteranno in me. Lo dirò solo a qualche amico, non scriverò, purtroppo, in inglese (il mio inglese, sebbene molto migliorato rispetto ad un anno fa non mi permette certi virtuosismi!), non mi farò pubblicità, ma lo prenderò come un appuntamento, un obbligo, un dovere. 
Non so come funzionano le logiche di ricerca, se è facile che qualcuno venga indirizzato sul mio blog o meno, non so ancora come farò ad inserire immagini, scritte in differenti caratteri, ecc, non so se a leggerlo  tra dieci anni saro' stata solo io, ma almeno sono finalmente pronta a partire!